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Venne la notte
per mano col destino
che si fece avanti
mormorando:
— sarà l’ultima volta —
Sotto, la terra tremava di luci
disperse nell’oceano del buio
come l’eco dei passi e le parole
di un caduco passato.
Avevi tra le mani un fiore bianco,
le mie ancora vuote, in trepida attesa
della pelle,
in petto uno sciame di farfalle.
Ci amammo su un fragile giaciglio
che non resse l’alba: frantumato.
Sul pavimento un giglio appassito
esalava l’ultimo profumo.
Il mattino non ci vide
ombre già sbiadite dalla luce
come mai esistite.
Disperate.